Le Terre del Vino

GIOVANI SENZA ETICHETTA, PICCOLO E’ BELLO

Dettori, Tirelli, Le Marne e gli altri: super-vini naturali al Molo di Lilith, Torino.

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Le Terre del Vino - SENZA ETICHETTA VINI NATURALI

Grandi e grandissimi vini da giovani produttori ultra-piccoli, poche migliaia di bottiglie.
Eccellenza, etica e umanità: è il menù di “Senza Etichetta”, degustazione di vini naturali e artigianali proposta al Molo di Lilith (Torino) per valorizzare storie e territori.
«Sono tutti produttori con alle spalle un percorso che li porta a fare scelte interessanti», dice Max Gavagna, che ospita la kermesse insieme all'organizzatore, Marco Arturi, infaticabile “eno-dissidente”: «Artiginalità assoluta e testimonianza di terrorio, per produrre qualità e dignità».
Dal Barbaresco di Paolo Veglio, “Cascina Roccalini” («Siamo io e mia madre, con 4 ettari e vigne del 1966») a Flavio Cantelli, che a Zola Predosa (Bologna) ha intitolato l'azienda alla nonna (Maria Bortolotti) ed è tornato alla campagna riscoprendo il Pignoletto e la Barbera, coltivata sui colli bolognesi dal 1200. «Ricetta naturale: bio da subito, e in cantina solo travasi, con pochissima solforosa». Simone Roveglia (“Lo Spaventapasseri”, Mombaruzzo, Asti) presenta i suoi “Cento Filari”: «Nel 2000, quando abbiamo iniziato, era tutto quello che avevamo. Siamo vignaioli, facciamo tutto in casa, col cuore, e lasciamo parlare il vino».
Rilevante la presenza della provincia di Alessandria: Paolo Rusconi (“Rocco di Carpeneto”), parla di “Ovada Revolution”, citando un'espressione coniata da un'enoteca milanese: «Tolto il grande Pino Ratto, la nostra era diventata una terra di vini “facili”, commerciali. Oggi la viticoltura ovadese è tornata a produrre Dolcetti strutturati e longevi: un cambiamento impetuoso, grazie a giovani vignaioli locali e altri venuti da fuori. C'è grande fermento».
Lo testimonia Anna Laudisi, che ha lasciato Genova per i colli di Tagliolo Monferrato, nell'Ovadese: «Un angolo di paradiso, abbiamo un ettaro e mezzo (Dolcetto e Barbera, da cui il blend “Bisboccia”) e facciamo vino naturale in mezzo al verde e agli animali».
Luigi Grosso (“Le Marne”, Parodi Ligure, vicino a Gavi), conferma: «Siamo una nicchia, facciamo scelte impegnative per distinguerci». Tra le etichette, il Gavi (selezione e riserva), un Monferrato Chiaretto («jolly di cantina, vino facile, ottenuto da Cortese di Gavi e da Dolcetto d'Ovada vinificato in chiaro») e poi Dolcetto d'Ovada e Monferrato Rosso, «vini di corpo e struttura, impegnativi».
Grandi consensi anche per Andrea Tirelli (Costa Vescovato), tornato sui Colli Tortonesi nel 2002 per occuparsi delle vigne del nonno: «Felice di aver lasciato Torino per tornare ai luoghi dell'infanzia, con bei risultati emotivi» (e in cantina Timorasso Derthona, Cortese, Barbera e Freisa).
E poi da Sennori (Sassari) un grande vignaiolo come Alessandro Dettori, coi suoi vini più rappresentativi: il “Dettori Bianco” (Vermentino), i tre Cannonau dell'azienda (“Tuderi”, “Tenores”, “Dettori”) e il “Muscadeddu” (Moscato). «Qui a Torino non potrei mancare», dice Dettori: «Se Marco Arturi chiama, io arrivo: e trovo affetto, amicizia, energie positivissime».
Concordi i critici: Gil Grigliatti (“iSymposium”) apprezza la mini-kermesse al Molo di Lilith («tutto interessante, mai un vino cattivo») e promuove Andrea Tirelli: «Lo seguo da anni, e mi ha stupito il suo Cortese del 2011, spettacolare. Potenziale enorme, una garanzia per il futuro dell'Alessandrino».
Per Maurizio Gily, giornalista enologico, Dettori resta «una conferma straordinaria: vini che sono quasi opere uniche, introvabili altrove, naturali ma puliti, raffinati ed eleganti, anche se esuberanti dal punto di vista alcolico». E poi “Le Marne”, grandi vini dall'Alto Ovadese: «E' pre-Appennino, terra difficile di marne e calanchi, eppure vocatissima: lo confermano Cortese e Dolcetto, un po' rustici ma di grande personalità: restano margini di crescita, ma c'è tutta la stoffa necessaria».

Alessandro Dettori al Molo di Lilith

Alessandro Dettori al Molo di Lilith