Wine Land

CASCINA MELOGNIS

Storici vigneti dalle valli Po, Bronda e Varaita, più la collina saluzzese.

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Wine Land - CASCINA MELOGNIS

«Se si coltivassero a vite tutti gli ettari disponibili nel Saluzzese avremmo 1 milione di bottiglie, cioè nemmeno il 10% della produzione di un Comune del Roero. Ma basterebbe a presentare, nel mondo, la qualità e l'unicità della nostra nicchia».
Michele Fino allude a quel che resta della gloriosa viticoltura dell'area: nel '500 il Pelaverga di Saluzzo era un dono prezioso per il Papa Giulio II. Poi vennero la Piccola Glaciazione e quindi la fillossera.
«Per fortuna, sulle montagne rimase traccia degli antichi vitigni. Sopravvivono tuttora, tra boschi e coltivi, in un paesaggio che ricorda quello della Slovenia».
Proprio il recupero delle antiche varietà è la missione di Cascina Melognis, che coltiva in tutto 3 ettari di vigneti in vallate diverse: dalle terre magre di Revello in Valle Po con la Neretta Cuneese di una vigna piantata nel 1947 (cui si è aggiunto nel 2002 il Pinot Nero), ai suoli più argillosi della Valle Bronda, verso Saluzzo, che ospitano vigne di Barbera.
Ancora più a sud, alla Castiglia di Saluzzo, viene coltivato lo Chatus.
E più oltre, sulla collina di Manta, sopravvivono vitigni come il Pelaverga, il Quagliano e il Gamba di Pernice, diversamente coltivato solo a Calosso d'Asti.
Si tratta di vigneti che Cascina Melognis ha ereditato dal conte Alessandro Reineri di Lagnasco, un vero e proprio cultore che sulla collina saluzzese impiantava tralci recuperati dal cuore delle valli alpine, per un totale di almeno 20 vitigni storici.
Risale invece al 2012 la prima vendemmia del Pinot Nero da Champagne che Michele Fino ha introdotto a Verzuolo, in Val Varaita, con Giovanni Franco.
«A parte lo spumante – spiega Michele – in generale i nostri vini sono blend: è un po' il genius loci del Saluzzese, dove devi integrare uve diverse, piccole quantità da vigne che distano anche 10 chilometri l'una dall'altra, per poi ottenere il giusto equilibrio nel bicchiere».

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