Wine Land

DANIELE COUTANDIN

Vigneti-meraviglia, dove prima c’erano solo “ramìe”, cataste di rami.

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Wine Land - COUTANDIN

«Prima del Ramìe, a Brooklyn non si parlava di Perosa Argentina e Pomaretto», dice con soddisfazione Daniele Coutandin, citando i due centri tra val Chisone e val Germanasca, sulle Alpi torinesi alle spalle di Pinerolo, dove sono distribuiti i suoi vigneti, appena un ettaro in tutto.
Il vino come ambasciatore di territori periferici: «Serve anche a creare un'idea di paesaggio. Aiuta il turismo, e quindi l'economia del territorio».
Il rosso dei Coutandin è ricavato dalle vertiginose terrazze di Pomaretto, su un versante roccioso rimasto a lungo ingombro da cataste di rami (“ramìe”, appunto, in patois occitano) dopo lo storico disboscamento che portò all'introduzione della viticoltura “eroica”: poca terra magra, strappata al pendio, cui si aggiungono i terreni morenici e argillosi di Perosa.
Tanta poesia, ma anche anni di fatiche: «Per ridurre l'incidenza delle pendenze, anche del 45%, abbiamo dovuto lottare duramente, costruendo muretti a secco».
Un habitat selvaggio e stupendo, non amato solo dall'uomo: tasso e volpe, cervo e capriolo scorrazzano regolarmente tra i filari, approfittando dei grappoli maturi.

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