Wine Land

LA GIRONDA

La forza del Nizza? Fare squadra e credere in questa nuova denominazione.

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Susanna Galandrino tifa senza riserve per il Nizza, che da sottozona della Barbera d'Asti ora è una Dogc autonoma, a partire dalla vendemmia 2014 (etichette 2016).
«Il merito di tutti è averci creduto: Nizza è da sempre la culla della Barbera d'Asti, ma solo l'impegno dei 35-40 produttori nel fare squadra ha permesso al Nizza di emergere come denominazione, limitata ad appena 18 dei 169 comuni della Barbera d'Asti».
Disciplinare rigoroso: solo vigneti a sud, sud-est e sud-ovest, massimo 70 quintali per ettaro (contro i 90 della Barbera), almeno 18 mesi di invecchiamento, affinamento in legno.
«Dobbiamo dire grazie a chi ha sempre creduto in questo vino, come Laura Pesce e suo padre, Italo, che a Nizza aveva un ristorante che ha fatto scuola, in cui si esaltava questa Barbera e in particolare quella del Bricco di Nizza».
E poi i produttori: «Prima di noi – dice Susanna – in tanti hanno scommesso su questa eccellenza, facendone il prodotto di punta. Ogni anno ci confrontiamo tra noi con degustazioni alla cieca, per essere certi della qualità che immettiamo sul mercato. La Dogc è un grande traguardo, ma anche un punto di partenza: ora dobbiamo continuare a impegnarci, tutti, per far conoscere nel mondo questo vino eccezionale».

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