Wine Land

NEGRO

Mineralità e sapidità. Il tesoro del Roero? La sua biodiversità storica.

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Guai a considerare il Roero il figlio di un dio minore: «Nei periodi di carestia, nel medioevo – racconta Angelo Negro – le Langhe di Barolo e Barbaresco chiedevano aiuto al Roero, in particolare a Canale, per la ricchezza agricola di quest'area generosa: vino e pesche, fragole e albicocche, come ancora oggi testimoniano le produzioni di Magliano e Montaldo».
Conteso a lungo da Asti e Torino, il Roero è stato terra fertilissima di scambi, lavoro e commercio.
L'azienda Negro, storicamente insediata nell'area, ha proprio in Monteu Roero il cuore della propria produzione, 60 ettari, inclusi i vigneti limitrofi distribuiti tra Canale d'Alba e Santo Stefano Roero, senza contare le vigne a Neive per il Barbaresco e quelle a Serralunga per il Barolo.
«Il Roero è sempre stato terra di rossi», sottolinea Angelo Negro: «Grandi Barbere e soprattutto grandi Nebbioli, molto fini, con tannini ben fusi e aggreganti, grazie alla natura sabbiosa e alluvionale del terreno, che regala ai vini una notevole eleganza, anche senza particolari affinamenti».
Una geologia più giovane rispetto a quella di Langa, che esalta la sapidità e la mineralità.
Lo dimostra anche il successo del grande bianco del Roero, l'Arneis, riscoperto dagli anni '70.
E' l'ennesima riprova della biodiversità roerina: «Siamo un distretto vinicolo unico, diverso da tutti gli altri: per questo il nostro Nebbiolo è così distante da quelli di Langa o dell'Alto Piemonte».

Monteu Roero

Monteu Roero