Wine Land

PAOLO AVEZZA

Tra Monferrato e Langhe, le ultime due super-Docg nate in Piemonte.

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Wine Land - PAOLO AVEZZA

Terra di confine a cavallo tra Monferrato e Langhe, Canelli rinnova la sua grande tradizione spumantistica e guarda anche all'evoluzione della Barbera d'Alba: l'azienda di Paolo Avezza produce le due più giovani denominazioni di gran pregio nate in Piemonte, Alta Langa e Nizza Docg.
«A Canelli – racconta Paolo – attorno all'azienda abbiamo tre ettari con vigneti di Moscato d'Asti più vigneti per lo spumante Alta Langa, Pinot Nero e Chardonnay, adattatisi benissimo al terreno, nonché due piccole vigne di Dolcetto e Nebbiolo, mentre a Nizza Monferrato abbiamo essenzialmente Barbera».
L'azienda canellese sorge sulla prima collina di Langa che sale verso Cassinasco, il primo villaggio dell'impervia Langa Astigiana, ma si affaccia sul paesaggio di Canelli e sulle dolci colline che scendono verso Nizza.
A Canelli resta solida la tradizione del Moscato, che qui ha caratteristiche uniche e riconosciute da secoli, già da documenti del 1600, per poi arrivare alle grandi case spumantiere che dominano la cittadina.
Normale, per i canellesi, affrontare anche le bollicine Alta Langa: «Rappresentano un po' il riscatto della nostra tradizione spumantistica canellese, e oggi l'Alta Langa ambisce a essere la bollicina piemontese di riferimento».
In parallelo, il successo del Nizza, nato da un'idea maturata alla fine degli anni '90 da un gruppo di produttori illuminati, decisi a valorizzare la grande potenzialità che ha la Barbera nel territorio attorno a Nizza: nel 2007 la sottozona Nizza della Barbera d'Asti e finalmente nel 2014 la Docg Nizza: «Come tutti i grandi vini del mondo, anche il Nizza vuole legarsi al territorio, prima ancora che al vitigno».
Un team affiatato: «Se lavoriamo bene, sia con l'Alta Langa che col Nizza, in termini di promozione e continua ricerca della massima qualità – dice Paolo – lasceremo ai nostri figli due denominazioni molto importanti, che arricchiranno il territorio e scongiureranno lo spopolamento di queste bellissime colline, ora anche patrimonio Unesco».

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