Wine Philosophy

CASCINA DEL MONASTERO

Bio, cura artiginale e affinamenti speciali, dalla barrique al legno grande.

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Wine Philosophy - CASCINA DEL MONASTERO

Lavorazioni accuratissime, ancora più rigide del disciplinare biologico, cui Cascina del Monastero aderisce: filari inerbiti e trattati solo con rame e zolfo.
Due diradamenti estivi più un terzo alla vigilia della vendemmia, mentre le “punte” vengono rimosse manualmente dai grappoli già a maggio.
Da Beppe Grasso, stessa cura dei dettagli anche in cantina: pigiatura e fermentazione in acciaio, senza lieviti aggiunti, e fino a 20 giorni di macerazione con frequenti rimontaggi.
Poi il mosto-vino viene trasferito in legno per la fermentazione malolattica e trascorre l'inverno al freddo, per poi essere “ripulito” con un paio di travasi, in primavera e a fine agosto.
Elastica l'interpretazione dell'affinamento dei Baroli: il “Bricco Luciani” viene svinato in barriques nuove, dove rimane un anno, per poi riposare altri due anni in botti di rovere da 15-20 quintali. Il “Bricco Rocca”, cioè il Barolo Riserva di Cascina del Monastero, staziona due anni in barrique e altri due in botte grande di rovere. Infine il “Perno”, il più classico dei Baroli della casa, viene disposto in tonneaux da 5 quintali (o in botti da 15 quintali), e vi resta per almeno tre anni.
«Non uso filtri», precisa Beppe Grasso: «Per “pulire” il vino dai depositi prima dell'imbottigliamento mi basta toglierlo dal legno e metterlo in acciaio per almeno 4-5 mesi, magari a partire da ottobre, col freddo».
Iper-ecologica anche la scelta della conservazione: i solfiti sono appena 0,26 milligrammi per litro, cioè assai meno del limite richiesto dal Bio.

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