Wine Philosophy

CASCINA LA GHERSA

Buon senso in vigna e in cantina: cemento, acciaio, legni grandi e piccoli.

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Wine Philosophy - CASCINA LA GHERSA

Poca chimica, tra i filari di Cascina La Ghersa, diserbo solo manuale e sovesci per migliorare la fertilità del terreno.
«Però del Bio non mi fido ancora», ammette Massimo Pastura: «In annate facili come il 2015 avremmo tutti potuto richiedere la certificazione biologica. Ma l'anno precedente, con tutta quella pioggia, senza i prodotti sistemici non avremmo salvaguardato la qualità dell'uva».
Pastura crede nella filosofia “green” che si basa sull'incremento delle difese immunitarie della vite, ma teme che il Bio costringa a fare più trattamenti, col pericolo che il trattore cingolato finisca per compattare troppo il suolo.
La sua “viticoltura della ragionevolezza” prosegue anche in cantina, dove occorre innanzitutto preservare l'alta qualità delle uve prodotte e raccolte, da gestire con sapienza e con l'ausilio di moderne attezzature, introdotte all'inizio degli anni '90 da un grande enologo come Giandomenico Negro.
Accanto all'acciaio, alla Ghersa è di casa anche il cemento, che tiene il vino al riparo dagli choc termici.
Quanto al legno, massima flessibilità: si va dalla barrique alla botte grande, passando per il tonneaux.
«L'importante è saper usare bene gli strumenti di cantina. Nel caso della Barbera, ad esempio, abbiamo imparato qual è il ruolo fondametale del legno: ossigena il vino e contribuisce a migliorarne la complessità tannica».

Massimo Pastura nella barricaia della Ghersa

Massimo Pastura nella barricaia della Ghersa