Wine Philosophy

PAOLO AVEZZA

Viticoltura del buon senso, verso il biologico. E in cantina spunta anche un’anfora.

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Wine Philosophy - PAOLO AVEZZA

«Non ho ancora avuto il coraggio di passare al biologico, perché su queste colline ho memoria di troppe vendemmie disastrose, ma ammetto che il traguardo del bio mi attira molto», dice Paolo Avezza, che resta “convenzionale” anche se – specie nelle ultime annate, favorite dal clima – concimazioni, trattamenti sistemici e interventi meccanici si sono ridotti quasi a zero.
«Cerchiamo di lavorare con intelligenza, nel rispetto dell'ambiente, partendo da potature “corte” per portare a casa ottime uve, imprescindibili per poter fare un buon vino».
Vinificazioni tutte in acciaio, con uve vendemmiate a mano e selezioni accurate: per l'Alta Langa diventa mosto solo il 50% dei grappoli raccolti.
Mentre il Moscato d'Asti (pressatura soffice e macerazione breve) è pronto già a Natale, le macerazioni si allungano fino a 8-10 giorni per la Barbera d'Asti affinata fino all'estate successiva prima di stare altri sei mesi in bottiglia, mentre il Nizza affronta macerazioni anche di 15 giorni per estrarre polifenoli e tannini: un vino ricco di struttura e longevo, che nella primavera successiva alla vendemmia finisce in barriques e ci resta per un anno, per poi affinare ulteriormente anche un anno e mezzo in bottiglia.
Tra gli esperimenti di casa Avezza, anche un'anfora: «Convinto da amici della FIVI ho messo in anfora un quantitativo della mia Barbera migliore, il Nizza: è presto per dire cosa succederà, ma i risultati sembrano interessanti».

Paolo e Roberta Avezza

Paolo e Roberta Avezza