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Giovanni Negro, il riscatto del Roero: «Ero povero, oggi ho 50 dipendenti».

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«L'uomo non ha il diritto di rovinare quello che Dio ci ha dato: per questo, al posto della chimica, oggi ho migliaia di lombrichi che lavorano per me».
Giovanni Negro è stato il primo a vinificare l'Arneis secco.
La sua storia è una fiaba contadina, le cui origini risalgono a Perdaudin, il Podio che l'antenato Audino acquistò “per 7 denari e mezzo” nel 1670. Terra da dividere tra cinque famiglie.
«Fino all'inizio degli anni '70 avevamo solo due ettari con poca vigna, una casa diroccata e due mucche. Povertà estrema». Frutticoltura: «Facevo i mercati, fino a Torino e a Bardonecchia, dormendo due ore per notte». Poi la casa nuova, più a valle, ma niente soldi: «Avevo 500.000 lire di debito». Grandi sacrifici, la prima cantina, nuove vigne.
Poi, negli anni '80, il recupero di Perdaudin e la rinascita: «Ho ricomprato il podere, mi sono sposato, ho avuto quattro figli meravigliosi. Da quei miseri 2 ettari, che davano solo 15 damigiane l'anno, oggi abbiamo 100 ettari, di cui 65 vitati. E 30 dipendenti fissi, che per 4-5 mesi l'anno diventano 50».
Giovanni Negro si è speso per la sua terra: quattro volte sindaco di Monteu Roero, protagonista della rinascita vinicola dell'area: «Ho creato io il distretto vinicolo, i 19 Comuni autorizzati, oggi premiati dalla Docg».
Soddisfazioni: «Sono partito per il mondo a vendere il nostro vino parlando solo piemontese. Alla mia prima uscita con l'Arneis, a Torino, c'erano i grandi nomi: Gaja, Pio Cesare, Ceretto. Non ci credevano. Oggi invece tutti loro producono l'Arneis».

Giovanni Negro

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