Wine Tales

PAOLO AVEZZA

«Sono nato in vigna, mia madre mi ci portava in fasce, in una cesta da vendemmia».

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Wine Tales - PAOLO AVEZZA

«Sono davvero cresciuto tra le vigne», racconta Paolo Avezza: «Quand'ero poco più che in fasce, mia madre mi portava con lei tra i filari, tenendomi in una cesta da vendemmia. Poi, crescendo, correvo e scappavo tra le zolle. Allora mia nonna disseminava ovetti di cioccolata tra i filari e mi diceva: guarda, un uccellino ha fatto un uovo, cerca un po' qua attorno e vedi di trovarlo».
Un incidente tragicomico? Dopo la prima vendemmia “etichettata”, quella del 2002, con la fornitura a un ristorante: «Gli avevo venduto una partita di Dolcetto, di cui il ristoratore era contentissimo. L'anno dopo, però, mi convoca: il vino, dice, è diventato imbevibile. Prendo due bottiglie dalla cantina, corro sul posto e le assaggiamo: il vino è ok. E allora?». Sorpresa: «Il ristoratore si è accorto di aver conservato il vino in un locale non idoneo, esposto alle temperature stratosferiche dell'estate 2003».
Reciproco imbarazzo, scuse incrociate: «Mi ha ricomprato la partita di vino, io volevo offrirgliela ma non ha voluto saperne, diceva che la colpa era sua. Sono incidenti incresciosi, per un produttore, anche se non ha alcuna responsabilità nell'accaduto». Ma, alla fine, tutto bene: «Da allora, con quella persona è cresciuto un rapporto di amicizia e fiducia che va avanti tuttora».

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