Made in Italy

BOOM VINITALY 2016, LA FIERA DEI RECORD

Progetti, affari, contatti e premi: la Voce del Vino tra gli stand di Verona.

La Voce del Vino Podcast
Made in Italy - VINITALY 2016

In crescita espositori e pubblico, buyer e affari, con presenze sempre più qualificate per una maxi-rassegna irrinunciabile, giunta alla 50esima edizione.
E' il bilancio 2016 di Vinitaly, con numeri da capogiro: 130.000 operatori da 140 nazioni, e più di 4.000 espositori. Quasi 30.000 i buyer accreditati dai mercati internazionali, in aumento del 23% rispetto al 2015.
«Tantissimi i ristoratori, i sommelier, gli appassionati: tutto molto bello, come sempre e più di sempre», concordano Anna Maria Abbona e Franco Schellino, di Dogliani.
Idem Sergio Germano (Ettore Germano, Serralunga d'Alba): «Logistica sofferta, ma cresce la professionalità. E il Piemonte resta al centro dell'attenzione».
Per Carlo Vischi (Grow The Planet, polo digitale H-Farm dell'agrifood con base a Venezia) è in ascesa anche la comunicazione digitale, preziosa per i piccoli produttori, che rappresentano l'identità vera del made in Italy vinicolo.
A Vinitaly anche Flavio Corradini, rettore dell'università di Camerino, ospite di Fulvia Tombolini (Verdicchio di Jesi), con un master per giovanissimi. Missione: sondare all'estero le strategie di markenting e management, da condividere con produttori e territori, verso nuove linee di produzione.

Vinitaly resta una fiera strategica, conferma Sergio Marchisio (Tenuta Ca' du Russ, Castellinaldo d'Alba, Roero): «A noi piccoli produttori permette di consolidare contatti da tutto il mondo».
La pensa così anche Elisa Semino della Colombera (Vho, Tortona), alias “The Queen of Timorasso”: «Tanti contatti, anche quest'anno, sia con l'estero che con l'Italia».
Per Velda Grasso, della Cascina del Monastero (La Morra, Langhe), la fiera serve soprattutto per fare il pieno di entusiasmo.
E magari, aggiunge Giuseppino Anfossi (Ghiomo, Guarene), per fare due chiacchiere col proprio buyer di Chicago.
Ma a Verona si fanno anche affari: Sergio Dezzutto (Santa Clelia, Mazzè, Canavese) stringe accordi con Giampaolo Demichelis (Vinidea Torino), entusiasta dell'Essenthia 2015, «un grande Erbaluce», mentre Stefano Dorelli (Cantina Delsignore, Gattinara) incassa ottimi contatti con importatori esteri (California, Michigan, Malta), più un agente per Vicenza, Padova e Venezia.
Poi ci sono produttori come Mauro Spertino (Luigi Spertino, Mombercelli, Monferrato) che “resistono” alla pressione della Svizzera: «Volevano tutta la mia Barbera Superiore “La Mandorla”, edizione limitata “La Grisa”, anche al doppio del prezzo, ma non posso lasciare a secco i miei clienti tradizionali, che mi hanno sempre sostenuto».
E ci sono piccole grandi cantine come “Amalia, Cascina in Langa”, che grazie a Vinitaly sbarcano nel Sol Levante: «Hanno premiato con 93/100 il nostro Barolo, e questo ha motivato i buyer giapponesi».

Ai microfoni de La Voce del Vino anche Andrea Martinelli di Mezzocorona (Trento) col suo grande Teroldego Rotaliano in piena riscoperta, come il Bramaterra di Davide Molinatti (Roccia Rossa, Brusnengo), e il premiatissimo Barolo “Lazzairasco” di Guido Porro (Serralunga), consigliato da Slow Food tra i 10 vini da non perdere presenti alla fiera veronese, dove si fa spazio anche il cartello “Vintesa”, con aziende biologiche da Sicilia, Puglia, Toscana, Marche e Alto Adige, oltre che dal Piemonte, come spiega Marina Marcarino (Punset, Neive), produttrice di Barbaresco: «Ci battiamo per l'etica e la sostenibilità, la certificazione Bio è una garanzia per i consumatori nonché un messaggio forte per il futuro».
Tra le novità assolute un vitigno del Monferrato come il bianco Bussanello, recuperato da Federico Russo (Il Crotin, Maretto, Asti) e lo spumante rosè da Nebbiolo presentato da Roberta Avezza, accanto al padre (Paolo Avezza, Canelli) che ha lasciato il padiglione Piemonte per lo stand della Fivi: «E' stimolante stare al fianco di produttori da tutta Italia, l'anno scorso eravamo 60 e quest'anno 120».
New entry anche lo spettacolare Sangiovese di Marco Capitoni, di Pienza (Orcia Doc, Siena), affinato in anfora di terracotta.

Vini, territori e cultura: è la scommessa di Maurizio Montobbio, presidente del Consorzio Tutela del Gavi, che presenta un progetto di valorizzazione del Forte di Gavi, «ieri baluardo per la difesa territoriale, oggi invece baluardo della nostra identità: perché il vino è un contenitore di storia e tradizione».
E' d'accordo Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia: «Dobbiamo raccontare il vino partendo dalle storie e dalle persone, puntando sulla sostenibilità sociale, ambientale ed economica, senza scordare che, in agricoltura, il mondo del vino ha spesso anticipato problemi e soluzioni».
Mille incontri, in tre giorni di Vinitaly con La Voce del Vino: da Patrizia Ferrarini (consorzio Strada Reale dei Vini Torinesi) a Toni Deltetto (Canale), fino a Enzo Boglietti (La Morra) impegnato a presentare la performance jazz del piccolo trombettista Matteo Boglietti.
E infine Carlo Macchi, alle prese con il crowdfundig di WineSurf.
Migliaia di vini, bicchieri fantastici e grandi scoperte anche da parte dei ristoratori come Franco Traversa (osteria “Sottosopra”, Buttigliera Alta, Piemonte): «Amo le piccole cantine. Tra le sorprese più belle i vitigni dell'Etna, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, allevati da aziende come Calcagno, Vivaro, Filippo Grasso. Tanta passione: giovani che vanno a fare la scuola enologica ad Alba ma poi tornano a Catania, a produrre qualità assoluta. Anche per questo Vinitaly è sempre imperdibile».

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Bruno Boveri a Vinitaly 2016

Bruno Boveri a Vinitaly 2016