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VINI BUONI D’ITALIA, I PRODUTTORI PREMIATI

I migliori autoctoni da Langhe e Roero, Canavese, Val d’Aosta e Astigiano.

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Vitigni autoctoni strepitosi, che non hanno nulla da invidiare ai grandi vitigni internazionali. Li premia la guida Vini Buoni d'Italia, ad Asti il 21 gennaio.
Tanti i produttori presenti su La Voce del Vino a cui è andata l'ambita Corona.
Tra questi Fabrizio Ghebbano, di Cantina Mosparone (Castelnuovo Don Bosco, Asti), che ha incassato un riconoscimento speciale per il suo Freisa d'Asti: «Molta soddisfazione, per noi, anche se la Corona l'avevamo già presa con l'Albugnano. Ci fa piacere che questi autoctoni funzionino».
Lia Falconieri, della cantina Cieck di San Giorgio Canavese (Torino) esulta per il premio al suo Caluso Passito, ottenuto da Erbaluce: «Grande gioia, sì. E quest'anno abbiamo torchiato in anticipo: la vendemmia 2015 promette una grande annata».
Un'altra cantina presente su La Voce del Vino, Malvirà, di Canale d'Alba (Cuneo), incassa il premio tra i Vini Buoni d'Italia per il suo “Roero Riserva Trinità”, annata 2011, Nebbiolo 100%. «E' prodotto dal nostro vigneto più grande, dove abbiamo anche la cantina e l'agriturismo Villa Tiboldi», spiega Roberto Damonte. «E' un terreno che rappresenta bene anche i nostri altri terroir: ha zone sabbiose e altre più calcaree, quindi ci dà la possibilità di scegliere le uve anche in base all'esposizione – le posizioni più fredde nelle annate calde, e viceversa».
Sempre dal Roero proviene Giuseppe Negro (azienda Angelo Negro, Monteu Roero, Cuneo): «E' stata premiata la nostra punta di diamante, il “Roero Arneis Perdaudin”, cru storico, di proprietà della famiglia sin dal lontano 1670», spiega Giuseppe Negro. «E' sempre stato la nostra bandiera: siamo onorati di aver preso per tre volte la Corona con questo vino».
Tra i produttori di Langa, sugli allori anche Alessandro Locatelli (Rocche Costamagna, La Morra, Cuneo): «Per il secondo anno consecutivo il nostro “Barolo Docg Rocche dell'Annunziata” è fra i vini premiati. Ci fa molto piacere: due anni di fila non è più un caso». Un Barolo che piace, il suo, «perché mantiene le caratteristiche classiche del Nebbiolo, due anni di invecchiamento in botte grande, ed è molto tradizionale, con profumi di Nebbiolo molto intesi e, in più, la grande piacevolezza del Barolo prodotto alla Morra».
Significativa la presenza della viticoltura “estrema”, quella valdostana. Sorride Costantino Charrère (Les Crêtes, Aymaville, Aosta): «E' stata premiata una famiglia che dal 1840 è nel settore agroalimentare in Valle d'Aosta». Il segreto? «Abbiamo sempre creduto nella biodiversità degli autoctoni, mettendoci grande passione e grande amore, sui difficili pendii delle Alpi». Un bel voto anche alla guida Vini Buoni d'Italia, «una delle poche a fare una vera ricerca nella valorizzazione degli autoctoni». Di Charrère è stato premiato il Fumin, su cui la famiglia ha puntato molto: «E' una varietà autoctona, anzi ancestrale, generata dalla terra in cui è coltivata. Vitigno difficile, in vigna e in cantina, ma con pazienza e passione dà risultati incredibili, ora riconosciuti a livello italiano e internazionale».
Da Aymavilles viene anche Dino Darensod, della Cave des Onze Communes, che si è vista premiare l'autoctono “Mayolet”, salvato dall'estinzione. «Buone soddisfazioni, sì: tutti gli anni portiamo a casa un premio. Alle nostre quote non possiamo fare grandi quantità, ma riusciamo a fare dei bei vini puntando tutto sulla qualità, in Val d'Aosta siamo vignaioli tenaci, ora riconosciuti anche all'estero».
Dulcis in fundo, la Barbera d'Asti. Come quella che è valsa la Corona alla cantina Dacapo, di Agliano Terme: «Sono contento», dice Paolo Dania, «perché la guida ha premiato una Barbera facile, da tutti i giorni: è il nostro prodotto più rappresentativo, anche se tra le nostre etichette non manca un Nizza Docg».
Proprio sulla Barbera insiste Filippo Mobrici, presidente del Consorzio Barbera d'Asti e Vini del Monferrato: «La Barbera sta riscoprendo gli antichi allori, è il vitigno che rappresenta la piemontesità in assoluto, non a caso è il più coltivato in Piemonte con 12.000 ettari di superficie, e l'Astigiano è da sempre la culla delle sue radici». Grande soddisfazione: «Tra i Vini Buoni d'Italia, la Barbera d'Asti la fa da padrona. E' un grande ritorno all'identità territoriale».

Vini Buoni d'Italia, i produttori premiati

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