Il vino che amo

LUCA MORINO

Barbaresco e bollicine, i Mau Mau in tour coi vini consigliati da Carlin Petrini.

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Il vino che amo - LUCA MORINO

Luca Morino, storico frontman dei Mau Mau, con Daniele Lucca nella cantina di Santa Clelia a Mazzè nel Canavese per parlare di vino passando per Serge Gainsbourg e il suo drink preferito, Champagne e Tequila, sorvolando sugli eccessi di Bill Burroughs e quelli di Giosuè Carducci, innamorato della Barbera.
«Il vino è innanzitutto cultura», dice Luca: «Mio padre lo produceva a livello amatoriale, e quindi c'era quel senso delle stagioni fino alla vendemmia, poi l'uva che bolle nelle botti: ricordo quel periodo con grande partecipazione, lì è nato il mio imprinting».
Trent'anni dopo, Luca Morino è diventato un esperto: «La madre di mio figlio si occupa della guida del Gambero Rosso, questo ha fatto di me un grande amante del vino anche se non sono un ultra-bevitore: evito di esagerare».
Il vino resta un piacere, mangiando. «Fuori pasto prediligo le bollicine, un piacere per lo spirito: Champagne, e ultimamente (sempre più con gioia) gli spumanti Alta Langa. Sì, il mondo delle bollicine in Piemonte sta facendo grandi passi per crescere».
Vino quotidiano? «Non bevo tutti i giorni. A volte tengo in casa vini scarsi e faccio il frizzantino mescolandoli con l'acqua gasata. Lo so che è un'eresia! Ma quella specie di Spritz fatto in casa è dissetante, meglio della CocaCola».
Nessun dubbio sul vino del cuore: «Mi emoziona il Barbaresco: è una spremuta di Langhe, una quintessenza di radici. E' meno sofisticato del Barolo ma forse più rappresentativo».
Poi Luca ama molto i bianchi, specie del nord-est, ma ormai tutta l'Italia esprime grandi vini in moltissime regioni, dalla Sardegna alla Sicilia, dalle Marche all'Abruzzo.
Vino e ispirazione: «Se devo scrivere testi e musica bevo un paio di bicchieri, il vino mi regala apertura e vaghezza di mente. Se sono a Torino scatta il panino al Piolino, acciughe al verde, con un buon bicchiere. Aiuta a far girare il cervello in un certo modo, cambia l'approccio al tempo: ti rallenti un po', ma sei più pulsante».
Scrittore e viaggiatore oltre che musicista, Luca Morino ha visitato decine di cantine in tutto il mondo, dalla Napa Valley al Portogallo, fino ai vigneti andalusi della Manzanilla. «E' un piacere conoscere i produttori e assaggiare i loro vini».
In Italia, su tutti ama il Sylvaner di Kofererhof, il Trebbiano di Masciarelli, il Barbaresco di Nada, gli Alta Langa, il “Five Roses” che è un rosè salentino dal nome texano, e poi la Barbera d'Alba di un grande e compianto produttore del Roero, Matteo Correggia.
Luca e i Mau Mau vantano anche un record italiano: «Siamo stati gli unici a chiedere, in camerino, bottiglie speciali, regione per regione, a seconda di dove ci trovavamo a suonare». Era il 1996, il tour di “Viva Mamanera”. «Pensammo a Slow Food, telefonai a Carlo Petrini e gli chiesi una lista completa, etichette e annate. Non era snobismo, ma un modo per conoscere e imparare. Abbiamo fatto tante scoperte bellissime».

Luca Morino

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