Il vino degli altri

CROTIN 1897 E BAJAJ

Monferrato e Roero, sfida giovane: mille sorprese, da terreni che ricordano il mare.

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Il vino degli altri - CROTIN 1897 E BAJAJ

Colpisce di più il Bussanello o il Nebbiolo in anfora?
Meglio il Freisa, anche spumantizzato, o il Roero Docg dalla fragranza mediterranea?
Fa spettacolo persino il Grignolino, nella giovane sfida tra Federico Russo (Crotin 1987) e Adriano Moretti (Bajaj): a confronto i vini di Maretto e quelli di Monteu, figli dei terreni bianchi e minerali, ricchi di fossili marini, che avvicinano geologicamente il Monferrato astigiano settentrionale e il Roero, che fronteggia le Langhe sulla riva opposta del Tanaro.
Ai tavoli del Barbagusto di Torino, è tutta da degustare la disfida incrociata tra due giovani interpreti dei rispettivi territori: le vigne attorno alla verdissima cornice agrituristica del Crotin di Maretto, vicino a Villanova d'Asti (viticoltura biologica) e i filari che risalgono fino al belvedere di Monteu e alla cantina Bajaj, appollaiata sulle Rocche del Roero.

Apre le danze il “Nautilus” del Crotin, spumante rosato extra-brut (80% Freisa, più Bonarda e Pinot Nero) ottenuto da vinificazione tradizionale in rosa e presa di spuma in autoclave per 6 mesi: gran beva, frutto, equilibrio.
Bajaj risponde a tono con il suo “Roero Arneis” 2016 dai vigneti di Gaiuccio, una delle nuove “mega” del Roero: un cru che nasce su sabbie bianche, particolarmente felice per esposizione, garanzia di vini che esprimono grande mineralità.
Altrettanto avvincente il secondo round, con Crotin che propone l'esuberante “Plisun” 2016, Monferrato Bianco da uve Bussanello, varietà riscoperta nel 2003 da Federico Russo, l'unico attualmente a vinificarla in purezza: «Una scommessa vinta, il Bussanello lo vendiamo in tutto il mondo».
Bianco contro rosato: da manuale il “Lotos Flos” di Bajaj, rosè di Nebbiolo vendemmia 2016: un “fiore di loto” impeccabile, che alla freschezza della vinificazione in bianco aggiunge la struttura delle uve rosse da cui proviene.

Il match entra nel vivo con “La Martina”, tradizionale Barbera d'Asti 2016 del Crotin. Trenta giorni di macerazione, poi un anno in acciaio: carattere varietale, intensità, profumi e acidità bilanciata.
A ruota, ecco il sorprendente “Pandorae Vas”, Langhe Nebbiolo 2016 di Bajaj, il primo affinato in anfora (grès porcellanato) da Adriano Moretti, devoto alla filosofia di Josko Gravner: aromi e dinamismo, in un rosso che nasce dalla fermentazione in cemento per poi subire follature e rimontaggi per l'estrazione del colore, regalando infine un sorso di notevole lunghezza.
Quindi i pesi massimi: “Aris” 2015, longeva Freisa d'Asti che proviene dai terreni vocatissimi di Monale, è il fiore all'occhiello del Crotin: «E' stato il mio primo vino prodotto, insieme al nonno: c'è anche un valore affettivo», racconta Federico Russo, presentando un Freisa strettamente imparentato col Nebbiolo, come quello – memorabile – di Bartolo Mascarello.
Ricordi familiari anche per Adriano Moretti, riguardo all'impervio vigneto (vecchio di 70 anni) da cui nasce il suo Roero Docg 2015, austero ed elegante: «Mio padre voleva espiantare quei filari, varietà Picotendro, troppo scomodi da lavorare: li ho difesi a tutti i costi e oggi li diserbo personalmente, a mano, con zappa e decespugliatore».

A fine degustazione, sui tavoli del Barbagusto compare l'ultima sorpresa: il “San Patelu”, Grignolino d'Asti 2016, proveniente dai terreni di Viarigi che gli conferiscono corpo e intensità di colore insospettabili. «Mi ha folgorato il Grignolino di Mauro Spertino – racconta Federico – e quindi ho provato anch'io a fare un Grignolino differente, sia pure da terreni assai diversi da quelli di Portacomaro, da cui nasce quello di Mauro».
Missione compiuta, conferma Adriano Moretti: si stenta a credere che quel vino senza spigoli, morbido e vellutato, sia davvero un Grignolino. Il segreto? La mano del produttore, naturalmente, lo stile di lavorazione. Ma conta anche la geologia dei terreni sabbiosi formatisi nel Pliocene Villafranchiano, quando si ritirò il mare preistorico che bagnava l'Astigiano settentrionale e il Roero.
Terreni che “parlano” ancora oggi la lingua del Mediterraneo, grazie alle convincenti interpretazioni di due giovani produttori, capaci anche di sperimentazioni sorprendenti.

Federico Russo del Crotin e Adriano Moretti, Bajaj

Federico Russo del Crotin e Adriano Moretti, Bajaj

I vini del Crotin 1897 e di Bajaj

I vini del Crotin 1897 e di Bajaj

Federico Russo e Adriano Moretti

Federico Russo e Adriano Moretti