Wine Family

BAJAJ

Quegli “sbadiglioni” dal cuore grande, che vinsero la battaglia contro la povertà.

La Voce del Vino Podcast
Wine Family - BAJAJ

«Tutto cominciò con mio nonno, Matteo. Si ritrovò in mezzo alla strada la moglie incinta, due bambini piccoli e un asino». Trovarono rifugio a Monteu Roero presso la famiglia di lei, la nonna Daria, a cui oggi è dedicata la splendida winery.
Era la famiglia dei “Bajaj”, soprannome che nel dialetto piemonteste arcaico deriva da “bajè” e significa “sbadigliare, sonnecchiare”.
«Erano contadini di cuore, pronti ad aiutare il prossimo. Gente tranquilla: lavoravano sodo, ma sapevano fermarsi per bere un bicchiere e mettersi a cantare».
Il nipote, Adriano Moretti, appassionato di vino, è l'erede della stirpe dei “Bajaj”, tradizionali agricoltori roerini, capaci di passare dall'allevamento e dalla coltura del grano alla attuale frutticoltura differenziata: pesche e albicocche, fragole e ciliegie, accanto a orticole, nocciole e castagne. Prodotti prelibati, anche trasformati in confetture e succhi.
Un'evoluzione guidata dal padre, Giovanni Moretti, che ha scommesso sull'agricoltura di qualità.
«Ma ogni famiglia ha la sua croce», scherza Adriano, «e la mia è quella di avere un padre astemio: così, quattro anni fa, sono subentrato io come winemaker».
Così anche i filari – 4 ettari su 20, per ora – hanno vissuto la loro rivoluzione: accurate selezioni e niente più diserbo.
Qualità anche in cantina, con lavorazioni impeccabili.
E massima attenzione anche nel packaging, dal tappo Diam alla bottiglia Albeisa per le etichette importanti.

Adriano Moretti con i genitori, Giovanni e Mirella

Adriano Moretti con i genitori, Giovanni e Mirella