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Petite Arvine e Cornalin, Petit Rouge e Fumin: il trionfo degli autoctoni.

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Frutta, fiori e mineralità: è il biglietto da visita del bianco “Petite Arvine”, cavallo di battaglia dell'azienda di Elio Ottin: un “Vallée d'Aoste Doc” ormai autoctono, dopo l'introduzione dal Vallese svizzero nell'800. Prodotta a 700 metri di quota, la “Petite Arvine” di casa Ottin resta in acciaio per 7 mesi, più altri 4 in bottiglia.
Da un'ulteriore selezione, appena 60 quintali per ettaro, nasce il “Nouance”, sempre prodotto con “Petite Arvine” ma sottoposto a lungo affinamento in legno (12 mesi in tonneaux), e poi altri 12 mesi in bottiglia.
Quindi i rossi, cominciando dal “Pinot Noir Vallée d'Aoste Doc”, vinificato in tini di legno ed evoluto per 10 mesi in botte grande.
Ma è ancora sugli autoctoni che si misura la tipicità dei vini di Elio Ottin, come il “Torrette”, denominazione che discende dall'allora “regione vinifera” di Torrette nel comune di Saint-Pierre: con un carattere esuberante di frutti di bosco, il “Torrette Superieur Vallée d'Aoste Doc” (un blend composto da Petit Rouge, Cornalin e Fumin) evolve per 10 mesi in tini da 30 ettolitri, prima dell'ulteriore affinamento in bottiglia.
Marasca, mora e cassis connotano invece il “Fumin” in purezza, che l'azienda vendemmia solo a metà novembre: vinificato in grandi tini, il “Vallée d'Aoste Dop Fumin” resta sui lieviti 11 mesi e riposa per un anno in barriques e in botti da 20 ettolitri, per poi affinare altri 4 mesi in bottiglia.

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