Wine Land

BREZZA

Nel regno del più nobile dei vini, nato dalla generosità della marchesa di Barolo.

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Mecenatismo e filantropia: forse non tutti sanno che il Barolo è nato dal cuore (nobile) della marchesa Giulia Falletti, nata Juliette Colbert di Maulévrier. Sposò Tancredi Falletti, ultimo erede dei marchesi di Barolo.
Non ebbero figli, e così decisero di vendere i loro vigneti per finanziare un grandioso progetto umanitario: dall'Opera Pia di Torino al Collegio aperto al Castello di Barolo, attrezzato anche per istruire i contadini e i loro figli.
Lo ricorda Enzo Brezza, ricostruendo le origini del Barolo: «L'attività sociale della marchesa era vastissima: accoglienza e cibo per i poveri, assistenza agli infermi e persino alle donne rinchiuse in carcere».
Furono proprio loro, i marchesi, a dare vita al primo Barolo, nelle cantine del castello. «Poi, man mano, i vigneti furono acquisiti dai contadini, che – dall'inizio del '900 – poterono passare dalla mezzadria alla proprietà», avviando una tradizione che ha portato al Barolo di oggi.
Un percorso seguito dalla stessa famiglia Brezza, che oggi dispone di ben 12 ettari e mezzo nel territorio di Barolo, incluso il cru più storico e prestigioso, Cannubi, oltre ad altri 3 ettari distribuiti sempre nell'area del Barolo (Monforte, Novello) nonché 2 ettari fra Diano e Alba, al confine occidentale del distretto del Barbaresco.
Enzo Brezza naturalmente sottolinea l'importanza di una “mega” menzione geografica aggiuntiva come Cannubi, senza trascurare un altro cru fondamentale come la Sarmassa, dalla cui parcella esposta a sud, nelle annate migliori, viene selezionato il Barolo Riserva “Sarmassa Vigna Bricco”.

Barolo

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