Wine Philosophy

GILLARDI

Etica Bio, cemento e anfore. Dolcetto solo in acciaio, Barolo in botte grande.

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Wine Philosophy - GILLARDI

Viticoltura naturale «per motivi etici» (in arrivo la certificazione biologica) e grappoli vendemmiati che finiscono nei tini entro mezz'ora, sia nella cantina di Corsaletto a Farigliano che in quella di Barolo, dopo un'accuratissima selezione delle uve: si scarta fino al 10% del raccolto.
Naturale anche la vinificazione: diraspatura, pigiatura e macerazioni più o meno lunghe a seconda dell'annata, in vasche termocondizionate che consentono di produrre vini corretti anche in annate difficoltose.
Solo acciaio per il Dolcetto, parcellizzato vigna per vigna: «Se qualche vasca non mi soddisfa, quel vino non finisce nell'assemblaggio: è un'ulteriore selezione del prodotto», spiega Giacolino Gillardi, che invece per Syrah e Merlot preferisce la vinificazione in botti cemento, «materiale che assorbe il calore in eccesso e poi lo restituisce quando serve, a fine fermentazione».
Poi i vitigni francesi finiscono in barriques vecchie anche di 15 anni, mentre Nebbiolo e Barolo evolvono solo in botti grandi, da 16 a 22 ettolitri.
Macerazioni lunghe, per il “re dei vini”, e stazionamento in legno per 30 mesi: «Quel Barolo potrei quasi chiamarlo Riserva, ma non è il caso: è il vino a parlare da sé».
E in cantina sono comparse anche le prima anfore di terracotta, da 250 litri: vi si affinano partite “sperimentali” di Syrah e Nebbiolo.

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