Wine Philosophy

SORDO

Botte grande, per preservare l’unicità dei terroir: la lezione di Armando Cordero.

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Wine Philosophy - SORDO

Niente diserbanti né concimi chimici. In più, sistematici sovesci nell'interfilare (graminacee, leguminose) per migliorare la fertilità del suolo, riducendo al minimo i trattamenti fitosanitari.
«Gli stessi diradamenti sono contenuti, per non stressare troppo le viti», spiega Giorgio Sordo, che rivendica la sua fedeltà alla tradizione anche nello stile di cantina: vinificatori in legno e vasche di acciaio, macerazioni lunghissime (70-80 giorni) e affinamenti altrettanto “lenti”, in grandi botti di rovere di Slavonia, fino a 12.000 litri: «E' il “segreto” per avere un'ossidazione graduale, morbida, che poi consente di rispettare la riconoscibilità dei singoli vigneti, senza quindi la cessione di tostatura e sentori di vaniglia che spesso, con la barrique, finiscono per uniformare le caratteristiche dei vini: i nostri Baroli invece mantengono differenze importanti, da una collina all'altra».
Botte grande, dunque, senza cedere alla tentazione modernista del legno piccolo: una scelta pienamente condivisa con Armando Cordero, che per decenni ha assicurato la continuità stilistica dell'azienda.
«Tipicità e territorio: se abbiamo vini che piacciono a tutto il mondo – dice Giorgio Sordo – una buona parte del merito è proprio di Armando».
E non c'è da stupirsi, aggiunge, se oggi sono in molti a tornare al legno grande come antidoto alla “globalizzazione del gusto”: «Qui la barrique non è mai esistita, i fusti più piccoli che usavano i nostri vecchi erano da 700 litri».

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