Wine Tales

SORDO

“Le annate storiche a disposizione dei clienti, a partire dai Baroli del 1990”.

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«Tra tutti nostri Baroli personalmente amo moltissimo quello di Perno di Monforte, ricco e profondo, forse anche perché quella vigna l'ho piantata io, con tanta fatica».
Ma Giorgio Sordo tra i suoi preferiti mette anche il Barolo prodotto alla Ravera di Novello: «E' una collina meno nota ma, dopo 6-7 anni di bottiglia, quel Barolo tiene benissimo testa ai nostri cru più blasonati».
Ed è proprio la straordinaria disponibilità di vecchie annate a conferire ulteriore valore aggiunto all'azienda, che vanta un vero e proprio record: sul proprio listino sono presenti Baroli anche del 1990, in oltre 1.500 bottiglie acquistabili.
«Di ogni cru – spiega Giorgio – mettiamo sempre da parte almeno un 10-15% della produzione: è fondamentale, per poter assaggiare quei vini a distanza di dieci, quindici anni: serve a capire meglio, alla distanza, la qualità del lavoro che si è fatto. E questo aiuta a migliorare continuamente, nel tempo».
Parlano da sole le annate storiche, a disposizione dei clienti: «La stampa ha celebrato come eccezionale la vendemmia del '95, ma sono punti di vista: per noi l'anno seguente andò ancora meglio, per non parlare del '98 e del '99». Stiamo parlando della storia del Barolo: che nella cantina di Giorgio Sordo è a portata di calice, in libera degustazione.

Giorgio Sordo con Gianni Fabrizio del Gambero Rosso

Giorgio Sordo con Gianni Fabrizio del Gambero Rosso