News

BAROLO & CHAMPAGNE

I grandi rossi di Sordo accanto alle super-bollicine di Jérôme Dehours.

La Voce del Vino Podcast
News - BAROLO & CHAMPAGNE

Se il Re (italiano) e la Regina (francese) si sposano così bene, vuol dire che le Langhe non sono più lontane dalla Champagne: «Rispetto ai francesi siamo più giovani, riguardo ai vini d'eccellenza che loro hanno cominciato a produrre dai tempi di Carlomagno, ma adesso le cose sono cambiate: in pochi anni abbiamo fatto passi incredibili, grazie ad “armi” importantissime per sfidare la qualità assoluta».
Parola di Fabio Gallo, presidente di Ais Piemonte, “cerimoniere” dell'ennesima spettacolare degustazione nella winery di Giorgio Sordo a Castiglione Falletto, stavolta mettendo a confronto due pesi massimi del vino mondiale, Barolo e Champagne: cinque calici per ogni terroir, presentati in collaborazione con Livia Riva, sommelier e grande appassionata di bollicine d'oltralpe.

«In degustazione abbiamo assaggiato i vini di un autentico maestro della valle della Marna, Jérôme Dehours», spiega Livia: i suoi Champagne, prodotti da vigneti coltivati sulla “rive gauche” della Marna, sono in prevalenza ottenuti dal vitigno Meunier, nel suo habitat perfetto. «Sono Champagne sorprendenti, d'eccellenza assoluta, che si impongono per classe, persistenza e bevibilità».
Dopo l'etichetta “Grande Réserve Brut”, assemblaggio di Meunier, Chardonnay e Pinot Noir, ecco i Lieux-Dits “La Croix Joly” Extra Brut 2009 (100% Meunier, del Comune di Troissy), quindi “Les Genevraux”, Extra Brut 2009 (100% Meunier, sempre di Troissy ma da vigne più giovani), “La Côte en Bosse”, Extra Brut 2007 (Meunier, Chardonnay e Pinot Noir vinificati insieme) e “Maisoncelle”, altro Extra Brut ma del 2009 (100% Pinot Noir: la cuvée più rara).

In parallelo, analogo viaggio tra i magnifici cru di Sordo, tutti del 2013, vinificati dalla stessa mano per esprimere tutta l'unicità delle Langhe: è il modo migliore per apprezzare i diversi terroir, le esposizioni, la differente anzianità delle vigne, dice Fabio Gallo: «Così, nel bicchiere, a fare la differenza è il territorio».
Dal “Gabutti” di Serralunga d'Alba si passa al “Perno” di Monforte d'Alba, attraverso il “Ravera” di Novello, il “Monvigliero” di Verduno e il “Parussi” di Castiglione Falletto.
«Sono tutti Baroli affinati in botte grande», spiega Paola Sordo, 18 anni, figlia di Giorgio: «Rappresento la quarta generazione, in azienda, e anch'io credo molto nella tradizione: continuerò senz'altro con il legno grande, perché esalta meglio le caratteristiche dei territorio. In tutto produciamo 8 cru di Barolo: nel calice puoi davvero apprezzare le differenze, vigneto per vigneto».

E in una giornata da incorniciare, esperti e pubblico (una settantina di appassionati) hanno apprezzato anche i manicaretti dello chef Andrea Larossa di Alba, più il “Cuore di Barolo” dell'azienda casearia “Capre e Cavoli” di Capriglio.

Fabio Gallo

Fabio Gallo

La winery di Sordo

La winery di Sordo

Livia Riva

Livia Riva

Livia Riva

Livia Riva

Barolo in degustazione

Barolo in degustazione

Champagne in degustazione

Champagne in degustazione

Champagne nei calici

Champagne nei calici

Di calice in calice

Di calice in calice

Il Barolo di Sordo

Il Barolo di Sordo

Masterclass da Sordo

Masterclass da Sordo

Paola Sordo

Paola Sordo

Lezione di vino

Lezione di vino

Sommelier dell'Ais Asti

Sommelier dell’Ais Asti

Champagne in degustazione

Champagne in degustazione

Finger food

Finger food

Andrea Larossa, chef

Andrea Larossa, chef